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Il castello o Rocca di Porto

Alcuni secoli prima della ben più conosciuta Delizia del Verginese e del castello di Belriguardo, esisteva a Portomaggiore un castello o meglio una rocca fortificata di cui si hanno poche notizie. In assenza di ruderi o di rilievi di qualsiasi tipo e nella mancanza di testimonianze scritte che offrano indicazioni sull'aspetto, risulta arduo tentare di definirne la forma o la tipologia; si può solo cercare, in riferimento ad altri casi, di individuarne possibili architetture. Spesso in un medesimo luogo si trovavano riunite le funzioni religiose (il cui simbolo era la Pieve), militari (il cui simbolo era il castello) ed economiche (rappresentate dal luogo di scambi commerciali quale poteva essere un mercato o un porto); questi edifici o aree, in effetti, non erano necessariamente fortificati, inoltre potevano esistere luoghi fortificati anche non di primaria importanza. Per quanto riguarda Portomaggiore il fatto che la Pieve sia il luogo cui fanno riferimento, per vari secoli, tutti i documenti contrattuali, dimostra la sua antica origine e sottolinea indirettamente, per molti secoli, la mancanza di un altro edificio punto di riferimento degno di nota, quale poteva essere un castello o una rocca fortificata. Secondo un dato che non è stato possibile verificare pare che nel 1135, quindi nel pieno dell'esperienza comunale, già esistesse un importante castello , ma la Pieve comunque esisteva già almeno da tre secoli. Nel 1277 questo castello c'era sicuramente ed aveva funzioni di difesa militare, inoltre era presidiato da soldati il cui comandante, al soldo del marchese di Ferrara, aveva titolo di Governatore. In quell'anno era Governatore del castello Pietro Tosi di Portomaggiore. Nel 1393 il castello di Porto visse uno degli avvenimenti più documentati della sua storia; in quell'anno venne aumentato il suo presidio militare e come comandante c'era Africano Calcagnini, uomo di fiducia di Nicolò III. La rocca di Porto si trovò ad essere teatro di una violenta battaglia scatenata da Azzo d'Este, nel tentativo di usurpazione, da parte di quest'ultimo, del trono di Ferrara detenuto dal giovane Nicolò III.
I resoconti di quella battaglia parlano di tradimenti e sommosse che portarono alla sollevazione di circa 8.000 uomini di Porto, Consandolo, Migliaro, Massafiscaglia, ecc. che si schierarono dalla parte di Azzo d'Este, contro il legittimo sovrano di Ferrara. La cavalleria di Nicolò III mosse contro gli uomini di Azzo d'Este dando vita ad uno scontro sanguinoso che coinvolse i vari eserciti schierati con l'una o con l'altra parte in causa. I seguaci di Azzo ebbero la peggio e ritiratisi nel castello o rocca di Porto, diedero vita ad un'altra violenta battaglia da cui uscì vincitore l'esercito di Nicolò III, anche se al prezzo di un gran numero di vittime. 1910 - Archivio di Stato di Ferrara
Portomaggiore e le ville vicine furono saccheggiate, senza tenere conto di chi avesse optato per l'una o l'altra parte; furono portati via buoi e cavalli. Quasi tutti i ribelli furono uccisi e molti cadaveri mostrati lungo le strade di Ferrara, perché servissero come monito; chi riuscì a fuggire ebbe il perpetuo esilio dallo stato di Ferrara. Nel periodo in cui il duca Borso d'Este era al potere (dal 1450 al 1471) il castello esisteva ancora; ci viene infatti riferito che il duca amava vivere nelle ricche delizie di Belriguardo, Quartesana, Ostellato, Portomaggiore, Consandolo. Si trattava di un castello preposto alla difesa militare e perciò non solo un luogo di villeggiatura o di riunioni, come invece altri della zona; considerando che si può riscontrare una certa uniformità nell' architettura fortificata di un determinato periodo per cui "la gamma tipologica ... è piuttosto ristretta: la torre isolata, il castello recinto, il castello residenziale, il borgo e la città murata nel Medioevo ..." vediamo quindi di definire quale aspetto poteva avere questo castello. Doveva trattarsi di una rocca, intendendosi con questo termine la sede di un presidio armato posto a difesa di un confine, di una strada, di un fiume oppure di un centro abitato e dovette certamente subire numerose modifiche successive, soprattutto per adeguarlo alle necessità difensive che cambiavano coi tempi. Si può pensare che sia sorto all'inizio come torre isolata, con il compito di avvistamento e segnalazione dei nemici e che poi con il tempo a questo edificio se ne siano aggiunti altri per il ricovero di uomini e degli animali. Doveva avere certo una struttura massiccia, data la sua funzione difensiva, ma risulta arduo definire se avesse una o più torri o se fosse circondata o meno da una cinta muraria; sicuramente fino al secolo scorso vi era un fossato, che cingeva l'area ma è difficile poter individuare l'epoca a cui farlo risalire.
Zona di Piazza della Repubblica - Circolo Fotografico di Portomaggiore Nello stemma comunale di Portomaggiore è rappresentato un faro ma qui il mare non c'è mai stato, per cui doveva trattarsi di un faro su un fiume e forse non è troppo fantasioso ipotizzare che rappresentazioni successive abbiano dato vita ad una trasposizione di immagini e che il faro fosse in realtà una torre che faceva parte della rocca di Portomaggiore; posta a difesa del fiume, in un luogo che era punto di attracco di imbarcazioni, punto di passaggio o di sosta nella fitta rete di traffici commerciali tra Ravenna e Ferrara.

In questi movimenti spesso venivano inserite deviazioni di percorso per raggiungere quella vasta area abitata tra il Po di Primaro e quello di Volano, senza dimenticare inoltre che i traffici interlagunari con Comacchio erano costanti. Era situato nell'area dove oggi (1997) troviamo Piazza della Repubblica e che sino alla fine del '800, adibita a orti e frutteto, era chiamata "prato del castello", mentre nei primi decenni del '900 veniva indicata come "orto della montagnola". Nel secolo scorso una grande fossa attorniata da pioppi, circondava un cumulo di terra che certo ricopriva i resti della rocca:

... giunto al ponte che separa il borgo della Madonna dal paese, vede a destra circondato da filari di pioppi il prà di Castello, prato così detto perchè ivi appunto s'innalzava l'antica nostra rocca, da chi era fatta erigere e quando demolita non si sa ma della quale oltre la traduzione e poche memorie storiche rimangono le vestigia nella gran fossa che cinge un culmine di terra, nel cui seno le sue reliquie e le sue fondamenta ...".
Sappiamo che alla fine del XIV secolo vi era un presidio militare che venne tra l'altro rinforzato per far fronte ad un attacco nemico, ma due secoli dopo (1583) alcune lettere spedite da Porto all'indirizzo di casa d'Este chiedevano fosse data facoltà al Podestà di armare un certo numero di uomini per far fronte ad episodi di violenza e di ruberie nel paese e ciò indica che non c'era più la guarnigione di soldati; questo non significa necessariamente che fosse scomparsa la rocca ma tutto l'edificio doveva essere ormai   decaduto  da ogni funzione difensiva e probabilmente doveva essere utilizzato per altri scopi già da tempo.
Nel 1563 si trova un accenno al castello nel cui granaio Messer Marchion Fogazza conservava i prodotti delle sue terre e per la precisione frumento, fagioli, marzola, orzo. Carta del Ferrarese del 1814 - Amm.ne Prov.le di Ferrara

L'esaurimento della sua funzione portò ad un conseguente stato di abbandono, almeno della parte principale della struttura, e ad un suo utilizzo parziale anche come ricovero di animali e prodotti della terra. Nel 1624 il terribile terremoto che distrusse Argenta fece sentire le sue conseguenze anche qui con il crollo parziale di una casa e del suo fienile e la rovina quasi completa del castello. Le missive inviate dal cardinale Giovanni Baranzoni, che si occupava dei beni estensi rimasti nel ferrarese, al Duca d'Este all'indomani del terremoto, parlano del castello di Portomaggiore e di altri beni attorno a Porto:

Ferrara, 21 marzo 1624

... nel contado si è fatto sentire con più rigore, perché alla Trava ha rovinato il coperto della Cassina del sig. Alfonso Fiaschi, con la morte di grosso numero di vacche, e cavalle. A Porto ha gettato a terra la metà di una casa del Signor Conte Annibale Manfreddi, et appresso un suo fienile, con perdita di tutti gli animali che vi si trovavano.

Ferrara, 2 aprile 1624

Serenissimo Signor Padrone Colendissimo

Sono stato à Belriguardo, à Porto et ad Argenta, et in tutti li luoghi, ho veduto gli effetti della possanza del terramotto. Per assicurare li nuovi sconcerti di Belriguardo, non credo si possa spendervi meno, di 300 scudi; perché oltre li camini abbattuti sono danneggiati in molte parti le muraglie, et particolarmente quelle della Torre dinnanzi la porta del Palazzo, oltre haver messo in doglia molti soffitti, che per non lasciarli rovinare è necessario farne qualche provisione. A Porto, non ho trovato mali di rilievo, nelle Case, che gode Vostra Altezza, ma sibene nel Palazzo, che per chiamarsi Castello, viene trattenuto dalla Camera Apostolica, ch'è quasi tutto infracasso, et esterminio.

Portomaggiore fortunatamente non subì le gravi conseguenze del terremoto che distrusse invece Argenta, solo una casa, un fienile, qualche comignolo e ... il castello appunto. Se una struttura che per la sua stessa natura doveva essere possente, crolla al suolo mentre tutte le case non subiscono danni o quasi, doveva sicuramente trovarsi in uno stato di conservazione piuttosto precario, sintomo di abbandono, segno che verosimilmente era già ridotta a poco più di un rudere.




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Oggi: 21/08/2008
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